Una storia di resilienza

Attualmente il centro abitato conserva ancora alcuni significativi presidi di protezione e alcune tracce di manufatti legati alle antiche attività idrauliche: per questi, già in parte cancellati dalle alluvioni, c'è il forte rischio di perdita della memoria.

Il borgo sorge in epoca medioevale in prossimità dei corsi d’acqua, concentrando nel cuore dell’insediamento ‘protetto’ la vita religiosa e politica della comunità, e decentrando il settore produttivo all’esterno del borgo (i regolamenti vietavano l’insediamento all’interno), e vicino al torrente, del quale può sfruttare la forza idraulica. In quest’area si concentrano sin dal Medioevo la lavorazione del legno, legata allo sviluppo di botteghe artigiane di lignari e di bottai complementari alla lavorazione dell’uva, la lavorazione di lana e canapa che viene battuta mediante folle azionate ad acqua, le tintorie che utilizzano l’acqua per tingere i tessuti con le piante tintorie locali e anche mulini e magli.  

L’acqua del torrente era convogliata anche attraverso un reticolo idraulico verso la zona prativa a meridione del borgo. Vi erano dei fossi che regolati da chiuse in legno apportavano l’acqua per l’irrigazione estiva del foraggio. Questo sistema era organizzato in turni stabiliti da un rigido calendario, pena ammenda qualora non fossero rispettati. Inoltre terminati i lavori primaverili di erpicatura si provvedeva alla manutenzione dei fossi e vigeva l’obbligo i proprietari dei prati partecipassero per garantire l’ordinaria gestione del sistema irriguo. Ancora oggi si trovano le tracce delle antiche attività artigianali: non lontano dal torrente Valfontana passa ancora accanto alle rogge la via Opifici, che rimanda “all’industre Chiuro”, così come era definita nell’Ottocento; si possono incontrare l’edificio che ancora riporta l’insegna della Stazione Elettrica e più a monte alcuni mulini dismessi, un tempo azionati dalle derivazioni del torrente ValFontana; alcune attività produttive, anche recenti, sono state ‘cancellate’ proprio dal torrente stesso. Si tratta infatti di un corso d’acqua impetuoso, tributario dell’Adda, che scorre per 14 chilometri con una pendenza media del 16% e che nel corso dei secoli ha provocato fenomeni alluvionali anche rilevanti.

Nella storia delle alluvioni si cita quella risalente al 1597 che ha distrutto molte case nella contrada di Gera, e danneggiato la chiesa di S. Marta. Nei secoli successivi, diverse testimonianze ricordano l’alluvione del 1834 e raccontano che il nuovo corso del Torrente Valfontana, dopo l’alluvione, minacciò la chiesetta di Santa Marta risalente al XV secolo, che dovette essere abbandonata e crollò definitivamente nel 1913.

L’alluvione del 1834 seppellì inoltre numerose abitazioni e, con esse, intere famiglie di contadini. Nel passato più recente, il Torrente Valfontana è stato coinvolto nelle due alluvioni straordinarie in Valtellina, nel 1954 e nel 1987, che hanno parzialmente modificato l’assetto dell’abitato di Chiuro, causato il crollo del ponte sul Valfontana, causando anche il ridisegno della struttura insediativa nei pressi del corso d’acqua.

Si segnala inoltre che anche l’abitato di Ponte ha lo stesso rapporto con il torrente Butigiana e per questo, storicamente i due Comuni hanno stretto tra loro un legame e una serie di regole per la gestione delle alluvioni.